GIOIELLI SVEVI esposti presso le Gioiellerie ORO & C.
Si
arricchisce ulteriormente la collezione dei "GIOIELLI SVEVI". Ai monili
già realizzati nel 2005 e presentati in occasione della 1^
edizione de "Il Matrimonio di Re Manfredi"
si aggiungono quest'anno, per la 2^ edizione, le CORONE REALI
indossate dai protagonisti."I GIOIELLI SVEVI" sono il
completamento di un progetto iniziato lo scorso anno con la raccolta di
notizie e immagini riguardante l'arte orafa medioevale e con la
realizzazione dell'AQUILA SVEVA, il DIADEMA e le FEDI NUZIALI. Notevoli
difficoltà si sono incontrate nel ritrovare e datare
attendibilmente al periodo di Manfredi, manufatti in oro a lui
riconducibili, di conseguenza dobbiamo ritenere presuntivamentei monili
a lui rivenuti, come eredità ricevuta, in qualità di
figlio prediletto, dall'insigne padre Federico II, sempre molto attento
a tutto quello che di artistico potesse offrire il periodo.
Proprio il valore intrinseco dei metalli preziosi, fece sì che la maggior parte delle produzioni orafe del tempo sparissero rifuse nel crogiolo dell'orafo, oppure fatti oggetto di depredazioni che l'Italia meridionale subì ad opera delle varie dominazioni che si succedettero, privandoci di una memoria artistica orafa la cui evoluzione può essere solo immaginata e ricostruita stilisticamente.
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La realizzazione dei "GIOIELLI SVEVI" indossati ne "Il Matrimonio di Re Manfredi"
ha tenuto conto di tutte le considerazioni sopra riportate: L'AQUILA
SVEVA che Manfredi porta al collo richiama l'Aquila Sveva che lo
stesso, come figlio prediletto, ricevette da Federico II, come
continuatore della stirpe di Svevia.
Il DIADEMA indossato dalla sua sposa Elena Comneno, prima
dell'incoronazione, riviene da una ricostruzione stilistica che risente
maggiormente dell'influsso bizantino, proveniendo ella
dall'Epiro. Come anche le FEDI NUZIALI in oro martellato e pietre
preziose cabochon intervallate a distanza regolare.
Le CORONE reali, realizzate quest'anno, in oro massiccio,
risentono la tendenza dell'epoca, con merlature a forma di giglio,
frutto della rielaborazione di una forma decorativa bizantina, rifinita
tutt'intorno da un paziente lavoro di impallinatura che all'epoca
era presente in quasi tutte le lavorazioni. La martellatura dell'oro e
la presenza di pietre preziose cabochon (smeraldi-rubini-zaffiri)
intervallate da miniature di aquile sveve, movimentano e vivacizzano i
manufatti.
Le emozioni che scaturiscono dalla visione dei GIOIELLI SVEVI è
la migliore conferma di una riuscita ricostruzione stilistica di
un periodo di per sè scarso di testimonianze.
(Da: Corriere della Sera – Bari – del 30/7/2006)
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